Animazione di contatto

L’animazione di contatto è un aspetto del lavoro di animazione che compete tutti i membri di uno staff. È il cardine e l’essenza stessa del lavoro di animatore. Tutti ne parlano, tutti la giudicano, pochi la sanno svolgere veramente bene, tant’è vero che la maggior parte delle lamentele espresse nei confronti di una equipe riguarda proprio questo punto. Cerchiamo allora di conoscere meglio questo aspetto del lavoro.

Obiettivi

Una buona impostazione del contatto base deve saper indicare più di un obiettivo:

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Entrare in relazione personale con il maggior numero di ospiti possibile
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Favorire la comunicazione delle principali attività e del programma di animazione
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Raccogliere gli eventuali disagi o lamentele degli ospiti per poterli risolvere direttamente o segnalarli alla direzione

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Stimolare l’interelazione degli ospiti tra di loro

Strumenti

Anche l’indicazione degli strumenti e del modo di utilizzarli è un punto fondamentale per non lasciare che la frase bisogna fare più contatto risulti una vera indicazione operativa e non solo una esortazione alla volontà. A questo proposito i professionisti dell’animazione sono soliti distinguere tra il contatto passivo (quando cioè l’ospite va a cercare l’animatore) e il contatto attivo (quando è invece l’animatore che va a cercare l’ospite). La differenza qualitativa la si fa su questo secondo tipo di attività. Se ci si lascia infatti sommergere dall’aspetto passivo si entrerà in contatto solo con quegli ospiti che già sono positivamente predisposti alla relazione con l’animazione ignorando gli altri. Solo un approccio attivo può distribuire omogeneamente le risorse non scontentando nessuno e coinvolgendo tutti.

Tra gli strumenti più immediati e semplici da utilizzare segnaliamo: il saluto, la conversazione individuale e la visibilità delle attività.

Saluto

È uno degli aspetti più caratterizzanti del lavoro. Va reso sempre e a tutti anche più volte al giorno. In genere si utilizzano forme cordiali e comuni come Ciao. Quasi sempre si utilizza il Tu, in qualche caso, e a seconda delle circostanze e delle indicazioni, si può usare anche il Lei. Un buon saluto deve essere sempre accompagnato dal sorriso e apparire il meno formale e scontato possibile. Il bravo animatore sa anche ricordare, e aggiungere, il nome dell’ospite o, in alternativa, un soprannome simpatico. Gli animatori più esperti sanno anche personalizzare il proprio saluto con forme (frasi/nomi) insolite e particolari che frequentemente diventano il tormentone del villaggio ripetuto da tutti.

L’animatore alla prima esperienza dovrebbe esercitarsi molto, come un alteta, su questo fondamentale fino a trovare e consolidare una propria forma di saluto che risulti al contempo la più naturale ed originale possibile.

Conversazione

È l’ostacolo più arduo che un animatore si trova ad affrontare quando è alla prima esperienza e specie se deve relazionarsi con ospiti di età maggiore della propria. Anche in questo caso è fondamentale esercirarsi, tentare e fare tesoro delle esperienze senza cadere in luoghi troppo comuni.

Il primo passo è sempre quello di impostare una conversazione molto semplice e poco pretenziosa a partire dalle domande più ovvie sul gradimento del luogo, della vacanza, delle attività. In un secondo livello si passerà ad una interazione più incentrata sulle attività dell’animazione stessa: inviti a partecipare a vari appuntamenti, inviti ad esprimere giudizi su spettacoli o attività seguite. A questi primi due livelli arrivano con sufficiente facilità tutti e in breve tempo. E’ però importante non fermarsi qui e provare a salire i gradini successivi.

Il primo dei quali è quello di una conversazione più personale riguardo alle attività svolte a casa propria, la città di provenienza, gli interessi culturali, artistici, di svago; in una parola mettere a tema il proprio e l’altrui vissuto. Un ottimo animatore è quello, infine, che prima di iniziare il lavoro riesce ad informarsi e documentarsi sulle particolarità culturali, ambientali, storiche ed artistiche del luogo in cui si trova per renderle poi oggetto del dialogo. Così facendo si renderà interessante, potrà guidare la conversazione, non sembrerà mai sciocco o ignorante e saprà destare la curiosità dei propri interlocutori.

Non bisogna mai dimenticare di rendere la propria conversazione brillante e leggera; deve essere stimolante e non pedante; deve incuriosire e non annoiare. E’ utile quindi inserire qualche battuta di spirito, il racconto di qualche anedottoto divertente non dimostrando mai tensione o irritazione o impazienza.

Se non si è in grado di controllare le proprie passioni, i propri pregiudizi, le proprie ideologie sarà bene evitare quegli argomenti che portano in luce la parte più rigida di ciascuno.

Visibilità

Troppo spesso, nell’impostazione del contatto base, si sottovaluta l’importanza che ha la visibilità delle attività. In un villaggio fare una qualsiasi cosa in luoghi e tempi non visibili equivale a non farla del tutto. Visibilità significa contatto visivo, cioè contatto. Mostrando il nostro lavoro in luoghi e tempi idonei sottolineeremo l’attività dello staff di animazione raggiungendo anche coloro che per carattere stanno un po’ più in disparte… ma che hanno occhi per vedere e giudicare come tutti.

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