Leggi sull’animazione

Quali sono le leggi e le norme che regolano la professione di animatore in villaggi turistici. Affrontare la parte giuridica dell’animazione turistica significa limitarsi alla disciplina della figura dell’animatore.

La “legge quadro per il turismo e interventi per il potenziamento e la qualificazione dell’offerta turistica”, n. 217 del 17 maggio 1983, tratta della figura dell’animatore turistico. All’articolo 11, infatti, tale legge pone tra le attività professionali legate al turismo anche quella dell’animatore turistico. Il comma 11 di tale articolo dichiara infatti: “È animatore turistico chi, per professione, organizza il tempo libero di gruppi di turisti con attività ricreative, sportive e culturali”.

Questa definizione non specifica nulla riguardo il trattamento contrattuale dell’animatore. Non rimanda ad altre disposizioni riguardo l’istruzione professionale di tale figura, demandandone la relativa ulteriore regolamentazione alle singole Regioni.

Ancora oggi questa regolamentazione specifica non esiste. Solo dal 1993, da quando la legge ha parificato l’animatore turistico agli artisti di spettacolo, l’inquadramento degli addetti a tale professione è considerato da tutti gli operatori che se ne occupano in modo uniforme.

Seguitamente a questo accorpamento, il contratto di lavoro degli animatori è regolato dalle norme del “Contratto nazionale per il personale artistico nei pubblici esercizi”, la cui ultima revisione risale al marzo del 1995. Conseguentemente chiunque venga assunto in un’equipe deve iscriversi all’ENPALS, l’ente di previdenza sociale che per i lavoratori dello spettacolo (il corrispettivo INPS per gli altri lavoratori).

La parificazione a livello contrattuale delle due categorie è una sorta “aggiustamento”, necessario per non lasciare un così alto numero d’addetti senza una precisa regolamentazione, ma sicuramente inadeguato, considerata la differente tipologia di lavoro di entrambe le professioni. In tal senso, è sufficiente ricordare che lo specifico degli artisti è “fare” spettacolo, mentre per l’animazione è più un “far fare”, cioè esattamente l’opposto.

La scelta è stata probabilmente orientata da quella parte del lavoro che gli animatori turistici svolgono, che si può a ragione definire spettacolo, e che viene considerata quasi la principale. Se questa è la tendenza degli stessi Tour Operator, non deve stupire che il legislatore vi si sia adeguato, anche se ovviamente non deve essere d’accordo con la regolamentazione di ripiego. Al contrario, è nostro parere che vada adottata una regolamentazione specifica della categoria “animatori”.

Il fenomeno turistico è ormai divenuto componente essenziale della realtà contemporanea, in quanto risulta essere contraddistinto da una serie di fattori interdipendenti strettamente connessi agli aspetti economici, sociali, culturali, politico-istituzionali, storici e ambientali. Frutto di difficili compromessi, lacunosa e di non agevole interpretazione in numerosi punti, la legge 17 maggio 1983 n.217 ha lasciato irrisolti i nodi della complessa questione. Le molteplici proposte di modifica succedutesi nel corso nell’ultimo decennio, originate sia da disegni di legge governativi sia da iniziative parlamentari, pur concordanti in molti punti essenziali, non sono mai arrivate in porto. A questa situazione d’incertezza si accompagna anche l’avvenuta soppressione del Ministero del Turismo e dello Spettacolo a seguito dell’esito del Referendum del 18 aprile 1993.

A ciò si aggiunga che, negli ultimi decenni, i settori dell’istruzione e della formazione professionale nel comparto turistico non hanno certo brillato per qualità e contenuti. Il turismo è per sua natura un fenomeno complesso e intersettoriale incentrato su rilevanti aspetti relazionali dove la componente umana risulta essere l’elemento cardine: la proposta di legge evita d dimenticare tutto questo ponendo a fondamento di una gestione imprenditoriale delle attività turistiche livelli di formazione universitaria e requisiti professionali che siano quanto meno in sintonia con le esperienze europee ed internazionali già da tempo consolidatesi.

Lavoro atipico o dipendente?

L’animazione turistica si pone nello scenario delle nuove professioni come una professione al limite tra lavoro atipico ed occupazione. Di fatto è un lavoro atipico, poiché in esso sussistono quelle caratteristiche che un’analisi sociologica dei mercati del lavoro inquadrerebbe come lavoro non standard o forma particolare di impiego che si definisce per differenza rispetto ad un modello di occupazione dipendente che si è andato affermando dall’inizio del secolo grazie alla crescita della grande impresa, ai successi dell’azione sindacale ed al consolidamento dello stato sociale.

Tante e molteplici sono le mansioni che può coprire in un villaggio che sono difficili da conciliare in un così stretto “budello legislativo”. Già adesso le società di animazione si sono posizionate (lottando strenuamente contro una certa ottusità burocratica) su almeno due posizioni contributive. Una Enpals-dipendente per tutte quelle figure a prevalenza di intrattenimento e una Inps-cocopro per tutte quelle figure a prevalenza di servizio.

Che poi la soluzione futura sia di natura “libera professione” con albo e tutela giuridica adeguata o che si scelga una forma di “dipendenza” e quindi Contratto nazionale e diploma di accesso, rimane comunque indispensabile farlo al più presto nel momento in cui strutture alberghiere dalle più disparate “vocazioni”e di ogni “livello” (dal Campeggio, all’5 stelle lusso..) sono oramai interessate a inserire animatori nelle proprie offerte di servizi. Lasciamo alla politica queste scelte oramai non più procrastinabili.



Le immagini di questa pagina si riferiscono al Paro Festival, scopri di più su questa straordinaria festa.

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